La storia della Biblioteca
Il nucleo librario più antico si è costituito attorno al Museo Civico, a partire da alcuni volumi del sedicesimo secolo appartenuti alla biblioteca e all’archivio dei conti Paolo Giovio e Benedetto Giovio e del pronipote Giovanni Battista Giovio pervenuti al Museo per lascito testamentario: insieme a documenti manoscritti che testimoniano le vicende patrimoniali e dinastiche della famiglia, essi aiutano a definire la personalità intellettuale dei fratelli Giovio.
Giambattista Giovio dedicò grande cura alla biblioteca – oggi molto ridotta a motivo di vicende dinastiche – e alla raccolta di lapidi che comprendeva anche quelle avute in eredità da Fulvio Tridi.
La dispersione di libri della famiglia Giovio, causata da vicende dinastiche, è stata in qualche modo compensata da altri nuclei di volumi e documenti antichi pervenuti in biblioteca in anni successivi. Ma è tra la fine del diciannovesimo e nel ventesimo secolo che la biblioteca ha avuto un grande impulso: ancora nei cataloghi antichi si legge l’intenzione di acquisire in maniera sistematica opere importanti di archeologia e arte, con particolare riguardo al territorio, ma anche repertori generali di confronto per lo studio dei materiali.
Tracce degli antichi conservatori – Cencio Poggi, Santo Monti, Serafino Baserga, Alfonso Garovaglio – si leggono nei volumi raccolti in quegli anni. Sempre nei due ultimi secoli, privati cittadini tra i quali gli Olginati, hanno legato, con lascito testamentario insieme ad altre pregevoli cose, le loro raccolte di libri alla biblioteca del Museo Civico.
Queste raccolte sono di carattere vario e comprendono diari e lettere famigliari, altri nuclei invece testimoniano i precisi interessi culturali dei possessori. Lo stesso stereotipo ha seguito l’organizzazione delle raccolte al Tempio Voltiano: sempre ai materiali si affiancarono libri.
Il 3 gennaio 1928, Donna Carlotta Olginati, ultima erede della nobile famiglia comasca, con testamento olografo, lasciò al comune di Como il palazzo sito in via Giovio 3, con l’obbligo di adibire l’immobile a Museo.
Del legato facevano parte anche tutti i quadri di famiglia e tutte le librerie con annessi volumi di storia, storia dell’ arte e documenti storici, riguardanti in particolar modo il periodo risorgimentale comasco.
In questo modo il fondo antico della biblioteca si è arricchito in modo considerevole.
Recentemente, la raccolta archeologica, ormai consistente e pregevole, è stata intitolata a Ferrante Rittatore Vonwiller, eminente archeologo, già direttore del Museo Civico dal 1962 al 1976 e presidente della Società Archeologica Comense.
La Biblioteca dei Musei, che negli anni passati è stata prevalentemente di supporto al personale specializzato operante nelle strutture museali, a studiosi e studenti di archeologia e scienze affini, è ora aperta a tutti.
L’attuale direzione ha voluto la Biblioteca al servizio della città e del territorio, attraverso l’acquisto di opere di carattere divulgativo, l’organizzazione razionale dei volumi, la loro reperibilità tramite internet sul sito provinciale. Il nucleo maggiore del patrimonio librario è ora ospitato nelle settecentesche sale affrescate al secondo piano di palazzo Giovio-Lucini.